Storia

DATI E IN PO' DI STORIA DEL COMUNE

Il Comune di Badolato (abitanti 3.650) fa parte della provincia di Catanzaro, e si suddivide in una frazione capoluogo, in collina, ed in una marina. Il territorio, che si estende per 34,10 chilometri quadrati, confina con quelli dei Comuni di Brognaturo, lsca sullo Jonio, Santa Caterina dello Jonio, ed a levante col mare, e si sviluppa sul versante delle Serre. Il paese, posto sulle pendici nord-occidentali del Monte S. Nicola (m. 1.260), giace su uno sprone incuneato tra due valloni che si congiungono nella sottostante pianura litoranea, è a 240 metri di altezza, a 53 chilometri da Catanzaro, su una strada provinciale che a poco più di 5 chilometri si congiunge con la Statale 106. Si vuole che sia di fondazione enotra, e che prendesse nome dalla sua posizione eminente circondata da balze che lo pongono come se fosse in alto ad una fortezza. Era detto anche Badulato, Vadolato o Vadulato. Aveva sotto di se i grossi Casali di Isca e di Sant'Andrea. Compreso nella Contea di Catanzaro ai primordi della signoria Normanna in Calabria, fu in seguito baronia, ed ai tempi angioini appartenne ad un Filippo di Badolato - donde, più probabilmente, il nome al paese - al quale con la violenza lo tolse Pietro Ruffo Conte di Catanzaro, i cui discendenti, costituenti un altro ramo della famiglia, lo tennero fino al 1454. Pervenuto per successione nella tropeana famiglia dei Toraldo, rimase loro fino al 1578, anno in cui, alienato per debiti, cominciò a subire rapidi passaggi. Ma nel 1596 passò a Pietro Borgia Principe di Squillace che lo cedette a Pier Francesco Ravaschieri, dalla cui famiglia, per successione femminile, trasbordò dapprima in casa Pinelli (1692-1779) e poi in quella dei Pignatelli di Belmonte (1779-1806). Nel 1444, a causa delle disagiate condizioni nelle quali si era venuto a trovare in seguito a molte vicende naturali, sociali e militari, gli veniva concessa l'esenzione del pagamento dei tributi. ll terremoto del 1640 causò la morte di 300 persone; quello del 1659 lo danneggiò alquanto, e quello del 1783 finì quasi per distruggere quel che era avanzato salvo dai precedenti movimenti tellurici, provocando la morte di 2 persone e facendo danni valutati a 60 mila ducati. Nel 1799 fu tra i Comuni più tenacemente realisti, e, ad istigazione del Padre Lettore Bonaventura da Badolato, dei Cappuccini, impedì che i repubblicani piantassero l'albero della libertà, mandando molti uomini all'assalto a Mileto voluto dal Cardinale Ruffo. L'ordinamento amministrativo disposto dal Generale Championnet lo comprendeva nel Cantone di Satriano; con la legge francese del 1806, veniva posto nel Distretto di Gerace e messo a capo di un Governo che comprendeva i Luoghi di S. Andrea, Isca, S. Caterina, di Pisano, Guardavalle e Monasterace. La successiva legge del 1811, confermata da quella borbonica del 1816, ne faceva un Capoluogo di Circondano comprendente Isca, S. Caterina e Guardavalle. Il terremoto del 1905 vi fece non pochi danni, tanto che venne disposto dapprima il consolidamento e poi il trasferimento dell'abitato a totale carico dello Stato. Le alluvioni del 1951 misero in serio pericolo la Chiesa dell'Immacolata e molte abitazioni, per cui gran parte degli abitanti abbandonarono il paese che per la circostanza venne visitato dal Capo dello Stato. In via Castello sono gli avanzi di mura perimetrali del maniero edificato dai Ravasch ieri nel secolo XVII. Badolato è ricco di Chiese che conservano evidenti segni artistici. Quella dì S. Andrea Avellino (sec. XVIII) con l'Altare del Sacramento in marmi policromi, mensa, tabernacolo e balaustra con lavori a commesso e dettagli ornamentali a rilievo, nella quale sono due busti in legno di S. Andrea e di S. Francesco di Paola (sec. XVII-XVIII) e numerosi arredi sacri di pregio. La Parrocchiale di S. Caterina, con portale in pietra a modanature (secolo XVIII) ha l'interno ad unica nave, l'abside medioevale, l'altare e il soffitto rifatti barocchi, con una tavola della Madonna col Bambino (sec. XV XVI). La Chiesa del Rosario ha la facciata con elementi in pietra di stile barocco, interno decorato a stucchi da maestranze di Serra S. Bruno (sec. XVIIl-XIX). La Chiesa di S. Maria degli Angeli, ricostruzione dei Padri Riformati, con la facciata e l'interno del XVII secolo, ha pure secenteschi il monumentale Altare Maggiore, firmato e datato Fra Diego da Careri 1644, il presbiterio e la cupola decorati dì affreschi, e un Crocefisso dello stesso Fra Diego, così come l'attiguo Chiostro, mentre il coro ligneo è del secolo XVIII. La Chiesetta della Sanità, altrimenti conosciuta come Chiesa di S. Isidoro, di origini basiliane, ha avanzi di mura con tracce di affreschi bizantineggiantì raffiguranti la Pietà, il Redentore, due Santi. L'agricoltura, che si va organizzando sempre più con criteri industria, continua a dare cereali e frutta, mentre l'olio e il vino, tuttora pregiati, sono quasi interamente destinati all'esportazione. Molte sono le aziende armentizie, e l'allevamento del bestiame bovino, ovino e caprino alimenta una notevole lavorazione di latticini. E' in Diocesi di Squillace. Vi sono le parrocchie di S. Nicola, S. Salvatore, S. Caterina e Santa Maria. Vi è il Convento di S. Maria degli Angeli dei Frati Minori. Le suore Teresiane Francescane del Signore vi tengono l'orfanotrofio femminile Madonna di Fatima, la scuola di taglio e cucito. Il convento dei Domenicani fu soppresso nel 1809. Il Patrono, S. Nicola Avellino, vi è festeggiato il 10 novembre. Una volta si teneva fiera detta della Sanità.

DOPO LE DRAMMATICHE VICENDE LEGATE AI TERREMOTI DEGLI ULTIMI SECOLI SARA' L'ALLUVIONE DEL 1951 A SEGNARE UN MOMENTO DI SVOLTA PER BADOLATO: In quell’occasione gran parte degli abitanti abbandonarono il paese che per la circostanza venne visitato dal Capo dello Stato. Praticamente da quel momento la storia del paese per certi versi si ferma, per altri è completamente, e spesso drammaticamente, trasformata. Pur avendo conosciuto già in passato l’emigrazione transoceanica, specie in Argentina ed Australia, Badolato diviene una storia di Dagli anni ‘50 in poi, mentre il paese conosce un importantissimo movimento contadino per l’occupazione delle terre, per oltre un ventennio si svilupperà un fenomeno emigratorio massiccio che porterà i badolatesi in Svizzera, dove esistono comunità di centinaia di persone come nel caso della cittadina di Wetzikon (“la seconda Badolato”), in Germania, ed in misura minore Francia o Belgio. Ma Badolato, pur continuando a spopolarsi, riesce a conquistare fette sempre più ampie di turismo culturale, specie di ritorno, grazie ai visitatori europei arrivati con gli emigranti badolatesi. Per tanti scoprire Badolato si rivela esperienza assolutamente suggestiva: vuol dire tuffarsi nelle strettissime viuzze costruite otto secoli fa e tutt’oggi intatte che si snodano in gironi convergenti verso il culmine dell’altura. La struttura urbana del paese, stupendo affaccio sul mare, è tecnicamente a “Cortina” formata cioè da più unità abitative contigue, racchiuse dentro le mura di cinta. Il borgo e la sua esigua popolazione, nonostante un buon flusso turistico estivo, si presentano quindi come un vero e proprio luogo dell’anima dove trovare riposo e calma, non a caso scelto da artisti più o meno noti come approdo quasi rifugio per la sua pace e discrezione, come nel caso di artisti e uomini di cultura come Pierò Pelù, lo scrittore Italo Moretti o di attori compianti come Antonio Newiller. Storicamente, dopo la crisi degli anni ’70, lo spopolamento proseguì pur mantenendo, ancora fino a metà anni ’80, una buona fetta di popolazione complessiva. Ma il “paese”, il vecchio borgo adagiato sulla collina che tanto bene si prestava a canzoni generazionali come “Che sarà”, sembra essere destinato alla morte più cupa e silenziosa. Tuttavia, proprio in questa fase, partirà la più originale e clamorosa delle provocazioni: “Badolato, paese in vendita”.

E' DEL 1986 LA NUOVA SVOLTA CON LA PROVOCATORIA PROPOSTA LANCIATA DAL BIBLIOTECARIO COMUNALE MIMMO LANCIANO: BADOLATO, PAESE IN VENDITA --------- Tutto partì dalla constatazione che il borgo, Badolato Superiore stava avviandosi verso un sostanziale abbandono tra lo spopolamento (spesso a favore della più recente frazione marina) e l'impoverimento economico testimoniato dai crescenti livelli disoccupazionali e dall'emigrazione fuori regione. L'idea di "vendere" il bellissimo borgo, all'inizio per molti grottesca, scatenò al contrario un'imprevedibile curiosità che portò l'allora sindaco Ernesto Menniti nella trasmissione televisiva più nota del momento, quella di Raffaella Carrà. Ma fu solo il picco di un fenomeno che mai prima di allora aveva visto il nostro Comune così al centro dell'attenzione mass mediatica. Un borgo che pareva rassegnarsi sulla strada del declino, dello spopolamento e dell’anonimato, improvvisamente sui trovò al centro dell’attenzione nazionale, nell’incredulità di tutti i suoi abitanti. Intervennero televisioni e giornali da tutto il mondo, si registrò l'interesse, tra mito e realtà, di magnati, di gruppi finanziari ed industriali, di autori e letterati e tanti turisti che, in un modo o nell'altro, venendo a contatto con la realtà di un borgo sempre più spopolato, finirono con l'amarne il suo essere sempre se stesso, il suo perpetuarsi con i vicoli caratteristici, le case alte ed antiche, le donne coi loro abiti semplici e ricchi di tradizione, la semplicità contadina. Così, alla lunga, svuotato l'effetto novità e sorpresa la vera "vendita" riguardò proprio i tanti immobili privati che, diversamente destinati all'abbandono, sono stati acquistati e ristrutturati con gusto dai tanti "forasteri" che, innamorati di Badolato Superiore, amano tornarvi con frequenza, ripopolando il nostro borgo ed i suoi vicoli. -------
 

IN QUEGLI STESSI ANNI, MOMENTI PARTICOLARI FACEVA POI VIVERE L'ARRIVO DELLA COMUNITA' DI " MONDO X ". Una comunità di ragazzi con problemi vari alle spalle, spesso di tossicodipendenza, che popolarono l’area attigua il bellissimo Convento degli Angeli. La vicenda, di primo acchito, presentò non pochi problemi, tra i timori di parte della popolazione, la sistemazione dei ragazzi, problemi burocratici vari, precarietà di una sistemazione occupata di fatto ma fatiscente. Il tempo ha dato ragione ai ragazzi ed a chi ha creduto in loro. Oggi i due bellissimi chiostri, i giardini e gli alloggi, sono stati completamente recuperati. Conquista ed affascina la tenacia e la mitezza di questi ragazzi, oggi ritenuti i veri angeli di quel Convento anch’esso ricco di tesori e fascino come il crocefisso ligneo settecentesco ed un ricco pergamo pensile dello stesso periodo. Molti turisti, dalla regione e non, fanno della visita al Convento recuperato una tappa fissa, accolti dai ragazzi che con una guida mostrano i frutti del loro lavoro quotidiano, nei campi da coltivare come nell'artigianato, all'interno della struttura splendidamente rinnovata che li ospita. La chiesa non è ancora stata ristrutturata ma presenta comunque elementi di assoluto pregio ed unicità. Le regole di vita della Comunità sono rigide ma l'accesso dei visitatori all'area è generalmente consentito senza particolari problemi. E Badolato farà ancora parlare di sé.
 

L'ESPERIENZA DELLA SOLIDARIETA' AI RIFUGIATI: IL PROGETTO DEL CIR (Centro Italiani Rifugiati) A BADOLATO -------------------------------- BADOLATO – CALABRIA –ITALIA Badolato è tornato poi a registrare nuovi picchi di popolarità per essere stato il centro di un'esperienza rara di accoglienza, di convivenza, di integrazione e di rispetto fra genti appartenenti a culture diverse. Il progetto pilota “ O focularu, the home project” realizzato a Badolato dal Comune insieme al CIR, è un modello unico di accoglienza e di solidarietà con i rifugiati in una zona depressa e dimenticata. Un progetto nato su uno slancio di solidarietà umana, che ha proseguito e si è sviluppato oltre l’emergenza. Badolato? Badolato Superiore è un piccolo borgo medievale arroccato su una collina. Fu costruito perché non fosse visibile dal mare, per proteggerlo dalle scorrerie dei pirati turchi. E proprio dal Kurdistan turco provenivano gli uomini e le donne sbarcati sulla spiaggia badolatese nel dicembre del 1997. Il borgo era da alcuni anni quasi completamente spopolato. Contava circa cinquecento abitanti, per lo più anziani. Era un paese fantasma. Le ragioni dello spopolamento sono quelle delle ondate migratorie che hanno visto i badolatesi trasferirsi nelle Americhe prima e nei paesi ricchi dell'Europa continentale o nel Nord Italia poi. Ma sono anche da attribuirsi alla politica di edilizia popolare intrapresa dalle varie amministrazioni comunali successivamente all'alluvione che ha colpito il paese nel '51. La storia Tutto comincia una domenica di mezza estate, il 24 agosto 1997, circa 460 immigrati asiatici sbarcano sulla costa di Badolato, un paese della costiera jonica catanzarese. Tra loro ci sono 266 kurdi, provenienti dalla Turchia e dall'Iraq. I giornali gridano all'invasione. La questura si allarma, dal Viminale arrivano precise indicazioni: non accogliere eventuali richieste d'asilo, procedere rapidamente con le espulsioni.Già tre mesi prima, circa 200 kurdi sbarcarono a Guardavalle, sempre sulla jonica catanzarese, trenta di loro chiesero asilo politico al governo italiano dichiarandosi perseguitati in fuga. Tutte le domande furono respinte. I "clandestini" di Badolato (oltre ai kurdi c'erano pakistani e cingalesi) sembrano suscitare allarme più sulle colonne dei grandi quotidiani, nei salotti televisivi e nelle sedi dei partiti che nella popolazione. A Badolato, in una zona dove certo i problemi non mancano, parte invece una vera e propria gara di solidarietà. E' l’ arrivo della nave Ararat, che trasportava in condizioni disumane 836 persone è del 26 dicembre del 1997 a dare una svolta decisiva. Questa volta i profughi maschi furono provvisoriamente alloggiati nella scuola media di Badolato Superiore e le donne con i bambini in un campo della vicina cittadina di Soverato.e Gagliato.Come era accaduto in occasione del primo sbarco ci furono esemplari manifestazioni di solidarietà da parte dei badolatesi. Probabilmente perché è gente che ha saputo riconoscersi perché ha subìto il dramma dell'emigrazione ed ha rivisto amplificato negli occhi di questi esuli il dolore di se stessi e dei propri parenti, oppure forse per un senso radicato di ospitalità ereditato dalla cultura greca, o, più semplicemente, per "nuda" umanità. Ma questa volta il piccolo borgo fece ulteriori passi nell'applicare il suo spirito di solidarietà. Il gesto più importante simbolicamente di questa vicenda risale al 31 dicembre, pochi giorni dopo lo sbarco, quando i badolatesi offrirono ai kurdi, che professano la religione musulmana, il Monastero, una delle chiese più importanti del paese, affinché potessero festeggiare l'inizio del nuovo anno (Newroz). Subito dopo la prima accoglienza, è nato il progetto pilota del Comune di Badolato con il CIR per dare dignità e riunire le famiglie che erano state separate al momento dello sbarco. Viene stanziato un finanziamento di 1 miliardo e mezzo delle vecchie lire grazie al quale il comune doveva acquistare 20 alloggi da ristrutturare e dare agli immigrati. E in quell'occasione che il CIR apre la sua sede a Badolato L'allora Sindaco, Gerardo Mannello, e il Consiglio Comunale decisero di chiedere ai cittadini badolatesi la disponibilità delle case abbandonate del borgo per ospitarvi le famiglie kurde. Vennero consegnate ottanta chiavi. Tredici famiglie kurde scelsero di restare. Il Ministero degli Affari Sociali finanziò le minime ristrutturazioni delle abitazioni e, inizialmente, l'acquisto dei beni di prima necessità. Così iniziò la convivenza fra italiani e rifugiati ( kurdi e non solo) in un piccolo paese, che da allora viene chiamato scherzosamente Kurdolato. Da allora si è istaurata una convivenza pacifica di scambio e di rispetto reciproci. I bambini kurdi sono andati a scuola, hanno imparato prestissimo l'italiano, hanno legato con i propri coetanei ed eletto proprie "nonne" alcune anziane del paese. Ma anche tra gli adulti c'é stato un grosso sforzo di comunicazione che ha portato alla nascita di una specie di lingua franca. Oggi , ai curdi si sono aggiunti anche bambini delle famiglie etiopi con asilo umanitario che frequentano le scuole dell'obbligo elementari e medie. Alcuni kurdi cominciarono, all'epoca, a lavorare nell'agricoltura e nell'edilizia. Inoltre, l'amministrazione locale promosse, alcune iniziative comuni: l'apertura di un ristorante e quella di un negozio di ceramiche a produzione artigianale. Alcune ceramiche furono acquistate dal Comune stesso e utilizzate per segnalare i nomi delle vie e dei numeri civici del borgo. L'amministrazione locale di Badolato penso allora di creare dei nuovi sbocchi lavorativi con un progetto di ristrutturazione delle case abbandonate del borgo a scopi turistici..L'idea era quella di trasformare Badolato Superiore in una specie di villaggio turistico, di "paese albergo" interculturale. Il progetto non era peregrino, ma nasceva dalla considerazione che, negli ultimi anni, alcune case del borgo erano state acquistate e ristrutturate da turisti svizzeri e tedeschi, che vi trascorrevano e vi trascorrono l'estate. Il progetto fu approvato nel febbraio del 1998 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che stanziò un miliardo e mezzo di lire per la sua realizzazione.
 

LA STORIA DEGLI SBARCHI DEI RIFUGIATI: TRA DISPERAZIONE E SPERANZA --------- Tutto cominciò una domenica di mezza estate, il 24 agosto 1997, circa 460 immigrati asiatici sbarcano sulla costa di Badolato, un paese della costiera jonica catanzarese. Tra loro ci sono 266 kurdi, provenienti dalla Turchia e dall'Iraq. I giornali gridano all'invasione. La questura si allarma, dal Viminale arrivano precise indicazioni: non accogliere eventuali richieste d'asilo, procedere rapidamente con le espulsioni.Già tre mesi prima, circa 200 kurdi sbarcarono a Guardavalle, sempre sulla jonica catanzarese, trenta di loro chiesero asilo politico al governo italiano dichiarandosi perseguitati in fuga. Tutte le domande furono respinte. I "clandestini" di Badolato (oltre ai kurdi c'erano pakistani e cingalesi) sembrano suscitare allarme più sulle colonne dei grandi quotidiani, nei salotti televisivi e nelle sedi dei partiti che nella popolazione. A Badolato, in una zona dove certo i problemi non mancano, parte invece una vera e propria gara di solidarietà. E' l’ arrivo della nave Ararat, che trasportava in condizioni disumane 836 persone è del 26 dicembre del 1997 a dare una svolta decisiva. Questa volta i profughi maschi furono provvisoriamente alloggiati nella scuola media di Badolato Superiore e le donne con i bambini in un campo della vicina cittadina di Soverato.e Gagliato.Come era accaduto in occasione del primo sbarco ci furono esemplari manifestazioni di solidarietà da parte dei badolatesi. Probabilmente perché è gente che ha saputo riconoscersi perché ha subìto il dramma dell'emigrazione ed ha rivisto amplificato negli occhi di questi esuli il dolore di se stessi e dei propri parenti, oppure forse per un senso radicato di ospitalità ereditato dalla cultura greca, o, più semplicemente, per "nuda" umanità. Ma questa volta il piccolo borgo fece ulteriori passi nell'applicare il suo spirito di solidarietà. Il gesto più importante simbolicamente di questa vicenda risale al 31 dicembre, pochi giorni dopo lo sbarco, quando i badolatesi offrirono ai kurdi, che professano la religione musulmana, il Monastero, una delle chiese più importanti del paese, affinché potessero festeggiare l'inizio del nuovo anno (Newroz). Subito dopo la prima accoglienza, è nato il progetto pilota del Comune di Badolato con il CIR per dare dignità e riunire le famiglie che erano state separate al momento dello sbarco. Viene stanziato un finanziamento di 1 miliardo e mezzo delle vecchie lire grazie al quale il comune doveva acquistare 20 alloggi da ristrutturare e dare agli immigrati. E' in quell'occasione che il CIR apre la sua sede a Badolato. L'allora Sindaco, Gerardo Mannello e il Consiglio Comunale decisero di chiedere ai cittadini badolatesi la disponibilità delle case abbandonate del borgo per ospitarvi le famiglie kurde. Vennero consegnate ottanta chiavi. Tredici famiglie kurde scelsero di restare. Il Ministero degli Affari Sociali finanziò le minime ristrutturazioni delle abitazioni e, inizialmente, l'acquisto dei beni di prima necessità. Così iniziò la convivenza fra italiani e rifugiati ( kurdi e non solo) in un piccolo paese, che da allora viene chiamato scherzosamente Kurdolato. Da allora si è istaurata una convivenza pacifica di scambio e di rispetto reciproci. I bambini kurdi sono andati a scuola, hanno imparato prestissimo l'italiano, hanno legato con i propri coetanei ed eletto proprie "nonne" alcune anziane del paese. Ma anche tra gli adulti c'é stato un grosso sforzo di comunicazione che ha portato alla nascita di una specie di lingua franca. Oggi , ai curdi si sono aggiunti anche bambini delle famiglie etiopi con asilo umanitario che frequentano le scuole dell'obbligo elementari e medie. Alcuni kurdi cominciarono, all'epoca, a lavorare nell'agricoltura e nell'edilizia. Inoltre, l'amministrazione locale promosse, alcune iniziative comuni: l'apertura di un ristorante e quella di un negozio di ceramiche a produzione artigianale. Alcune ceramiche furono acquistate dal Comune stesso e utilizzate per segnalare i nomi delle vie e dei numeri civici del borgo. L'amministrazione locale di Badolato penso allora di creare dei nuovi sbocchi lavorativi con un progetto di ristrutturazione delle case abbandonate del borgo a scopi turistici..L'idea era quella di trasformare Badolato Superiore in una specie di villaggio turistico, di "paese albergo" interculturale. Il progetto non era peregrino, ma nasceva dalla considerazione che, negli ultimi anni, alcune case del borgo erano state acquistate e ristrutturate da turisti svizzeri e tedeschi, che vi trascorrevano e vi trascorrono l'estate. Il progetto fu approvato nel febbraio del 1998 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che stanziò un miliardo e mezzo di lire per la sua realizzazione.
 

IL PROGETTO DI ACCOGLIENZA A BADOLATO OGGI -------- Attualmente vivono a Badolato circa 40 rifugiati. 26 persone inserite nel progetto PNA e ospitate nelle 7 case restaurate e già state consegnate al CIR e ospitano famiglie di rifugiati.. Molti sono Etiopi. Ma anche kurdi, congolesi, armeni ed eritrei. Oggi a Badolato superiore vivono circa 40 rifugiati su una popolazione di 500 persone. Bambini kurdi, etiopi ed eritrei ( asilo umanitario) frequentano la scuola del paese. Gli uomini adulti lavorano nell’agricoltura e studiano la lingua con i corsi serali. Dopo i 400 rifugiati accolti nel 97, Badolato ha accolto e assistito una media di circa 100 persone l’anno. Attività lavorative dei rifugiati che si sono stabiliti a Badolato dopo la fine del PNA Una famiglia curda ( 7 persone) ha aperto un negozio di alimentari a Badolato Marina dove vende sia prodotti italiani che curdi e turchi. Altri lavorano nell’agricoltura. Sviluppo economico di Badolato L’improvvisa visibilità di questo paesino dimenticato in una natura incontaminata, di rara bellezza e un con clima estremamente mite ha spinto molti ( italiani, inglesi, tedeschi, francesi) a comprare una casa nel vecchio borgo per passarvi le vacanze o come alcuni viverci la propria pensione. I Bed and Breakfast nel Borgo antico sono 14. Oggi Badolato nonostante le difficoltà legislative e i ritardi burocratici, continua ad essere il punto di riferimento per i kurdi in Calabria e per tutti rifugiati che arrivano qui, siano essi etiopi, somali o provenienti da altre zone dove le loro vite erano in pericolo. A distanza di 8 anni l'esperienza di accoglienza, di solidarietà e di integrazione realizzata dal Comune di Badolato insieme al CIR rimane un esperienza unica al mondo, un modello di accoglienza umana e di convivenza possibile.. La speranza, la volontà, non è solo è quella che si continui a lavorare per offrire una nuova prospettiva di vita ai rifugiati a Badolato e, in questo modo al borgo stesso, ma è sopratutto che altri borghi, altri comuni, altre comunità, più o meno grandi più o meno "dimenticati", si rendano disponibili ad applicare "il modello Badolato" alle proprie comunità, dimostrandosi solidali verso chi non ha più una casa nel proprio paese, né vi ha più le condizioni per la semplice sopravvivenza, e ridando, allo stesso tempo, slancio, vita e linfa ( molti rifugiati sono giovani, donne, bambini..) a piccoli ed antichi comuni che rischiano di scomparire.
 

Comune Badolato (CZ)

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